In Brasile (e forse in qualche altra parte del mondo, ma io questo non lo so) esiste una figura professionale che noi europei (sardi, quantomeno) disconosciamo: il "cobrador". Il "cobrador" ha un compito più che preciso: 1) prendere i 2,30 reais che ti servono per pagare l'autobus; 2) metterli in cassa; 3) dare il resto quando e se ce n'è bisogno. Punto e a capo. Queste persone passano 8 ore al giorno sedute su un sedile di cuoio ripieno di gommapiuma, di fronte al tornello in mezzo all'autobus (2 reais e 50, 20 centesimi di resto, 5 reais, 2 reais e 70 di resto, 2 reais e 30, che culo devo solo mettere i soldi in cassa, grazie a dio questo me li ha dati giusti). Alcuni li ho visti fare i cruciverba, altri fischiettare, altri guardare fuori dal finestrino con la testa all'insù, altri dare informazioni sulle fermate che non si sa mai dove sono. Tuttavia, nessuna di queste si può dire l'attività più comune del "cobrador" (lo lascio così, in portoghese, con questo non so che di serpentesco che mi piace e ci sta bene). Passatempo prediletto del "cobrador" è importunare le ragazze degli altri. Per esempio a me è successa questa cosa qua che vi racconto adesso. L'altro giorno ero sull'autobus con Julia, uno di quegli autobus che prendiamo tutti i giorni per tornare a casa, Pinheiros, Butantã, Perus e non mi ricordo mica tutti i nomi. Julia schiaccia il pulsantino della fermata prenotata e si avvicina all'uscita centrale, quella vicino al cobrador. Io mi alzo dieci secondi dopo, e quando la raggiungo sento che parlano:
- Di che colore sono i tuoi occhi, verdi?
- I miei? (breve frazione in cui la lei si guarda attorno, si gira e si rigira, del tipo: "ma sta parlando con me?") Sì, verdi. Anzi no, bugia. Mezzo castani mezzo e mezzo verdi, sai queste cose scialbe, come dice la gente, né carne né pesce, né latte né caffè.
Io sono lì dietro, dietro Julia. Guardo il cobrador. Lui mi guarda. Ci guardiamo. Silenzio (breve frazione in cui continuiamo a guardarci). Metto una mano sulla spalla destra di Julia (altra breve frazione in cui lui alza le sopracciglia e sembra capire qualcosa). Poi mi guarda ancora e dice:
- E i tuoi, castani no?
