lunedì 27 aprile 2009

L'insostenibile leggerezza dell'essere grasso



A San Paolo, quando meno te l'aspetti, senti l'esplosione di un fuoco d'artificio. Martedì mattina alle 11.30, giovedì alle 4 del pomeriggio, lunedi alle 2 quando stai per mordere il panino con il petto di tacchino al bancone della padaria sotto casa prima di andare all'università. 
Però la domenica dalle 4 alle 6 è quando se ne sentono di più. E se gioca il Corinthians e tu sei per esempio a Vila Nova Cachoeirinha, lontano lontano a nord in periferia che da dove vivi ci vuole un'ora di autobus Cohab Jardim Antartica, meu caro...
Io di domenica 26 Aprile 2009 mi ricorderò sempre quei tre quattro minuti di mitragliate e la faccia di Pelé. Pelé con le mani nei capelli. Pelé che fa no con la testa. Il pallone che cade come una piuma alle spalle di Fabio Costa e le guanciotte di Ronaldo.  

sabato 25 aprile 2009

Esercizi di stile

In Brasile (e forse in qualche altra parte del mondo, ma io questo non lo so) esiste una figura professionale che noi europei (sardi, quantomeno) disconosciamo: il "cobrador". Il "cobrador" ha un compito più che preciso: 1) prendere i 2,30 reais che ti servono per pagare l'autobus; 2) metterli in cassa; 3) dare il resto quando e se ce n'è bisogno. Punto e a capo. Queste persone passano 8 ore al giorno sedute su un sedile di cuoio ripieno di gommapiuma, di fronte al tornello in mezzo all'autobus (2 reais e 50, 20 centesimi di resto, 5 reais, 2 reais e 70 di resto, 2 reais e 30, che culo devo solo mettere i soldi in cassa, grazie a dio questo me li ha dati giusti). Alcuni li ho visti fare i cruciverba, altri fischiettare, altri guardare fuori dal finestrino con la testa all'insù, altri dare informazioni sulle fermate che non si sa mai dove sono. Tuttavia, nessuna di queste si può dire l'attività più comune del "cobrador" (lo lascio così, in portoghese, con questo non so che di serpentesco che mi piace e ci sta bene). Passatempo prediletto del "cobrador" è importunare le ragazze degli altri. Per esempio a me è successa questa cosa qua che vi racconto adesso. L'altro giorno ero sull'autobus con Julia, uno di quegli autobus che prendiamo tutti i giorni per tornare a casa, Pinheiros, Butantã, Perus e non mi ricordo mica tutti i nomi. Julia schiaccia il pulsantino della fermata prenotata e si avvicina all'uscita centrale, quella vicino al cobrador. Io mi alzo dieci secondi dopo, e quando la raggiungo sento che parlano: 

- Di che colore sono i tuoi occhi, verdi?
- I miei? (breve frazione in cui la lei si guarda attorno, si gira e si rigira, del tipo: "ma sta parlando con me?") Sì, verdi. Anzi no, bugia. Mezzo castani mezzo e mezzo verdi, sai queste cose scialbe, come dice la gente, né carne né pesce, né latte né caffè.

Io sono lì dietro, dietro Julia. Guardo il cobrador. Lui mi guarda. Ci guardiamo. Silenzio (breve frazione in cui continuiamo a guardarci). Metto una mano sulla spalla destra di Julia (altra breve frazione in cui lui alza le sopracciglia e sembra capire qualcosa). Poi mi guarda ancora e dice:

- E i tuoi, castani no?


mercoledì 14 gennaio 2009

Io, il boto e Max Pezzali (il mio primo capodanno tropicale - parte 1)











Julia strizza gli occhi e continua a sputare la pioggia che ci cade addosso da più di venti minuti. ("Dicono che il tragitto in barca verso l'Ilha do Cardoso sia bellissimo e che il fiume in gennaio è pieno di botos").
Io stringo le spalle e abbasso la testa, guardo l'orologio che proteggo con cura tra le cosce e manca ancora un'ora e dieci. Penso: quattordici ore di volo da Alghero a Roma, da Roma a Zurigo, da Zurigo a San Paolo; cinque ore di autobus da San Paolo a Cananeia; un'ora e mezza di barchetta con Arnoldo da Cananeia all'Ilha do Cardoso, risalendo il fiume fine in fondo.
Arnoldo se ne frega della pioggia. Prima di partire ha detto che il tempo era a posto, che non faceva nessuno sconto, che erano 60 reais o ce ne potevano restare a Cananeia fino alla mattina, quando partiva la balsa. Ha coperto i nostri zaini a prua con un telone rosso e ha indossato una mantellina di nylon con un cappuccio. Neanche si è tolto gli occhiali da sole. Mi è venuta in mente mia madre, l'inverno in Sardegna, la maglietta della salute. E poi la mamma di Arnoldo piccolo che urla - Arnoldo, oggi piove, portati la mantellina di nylon - questo devono dire le mamme di qua ai loro figli che se ne vanno in giro tra i cunicoli del fiume, con i robali, le arare e i cormorani. ("Il boto è una specie di delfino che vive nelle foci, tra mari e fiumi, un pò più piccolo e un pò più grasso a dire il vero. Ce n'è pure uno rosa, ma solo in Amazzonia").
Mi piove sul collo e quando la barca sbatte sulle onde mi arriva l'acqua sui piedi. Io l'ho cercato il boto, su wikipedia. Ero ancora a Sassari, seduto sul divano, con un bicchiere di vino sul tavolo e il mac sulle gambe. Ho visto pure qualche foto. Botos grigi e grassocci che saltavano e si rincorrevano tra gli schizzi e le foglie verdi galleggianti. Ora, io ho paura dell'aereo, e questo ha molto a che vedere con il boto. Quando si accendeva la spia delle cinture di sicurezza pensavo alle foto che avrei fatto ai botos dell'Ilha do Cardoso. ("Si si, facciamo un sacco di foto"). Una girandola di tempi e diaframmi mi attraversava la fronte. Precipitavo tra le prospettive. ("E poi prendiamo il sole in barca, ci abbronziamo e facciamo altre foto").
Mi si è bagnato l'orologio e ho le lenti tutte appiccicate. Quasi non ci vedo più. La pioggia è fitta e sottile. Mi giro e guardo la tizia seduta accanto a me. Sorride. Ha i capelli neri e ricci incollati sulle tempie. È giornalista, ha 26 anni e lavora all'"Estado de São Paulo" e anche lei ha dato i 60 reais ad Arnoldo. Va a passare il Capodanno con i genitori, che però sono già là e hanno fatto un viaggio bellissimo sotto il sole. Lei si ferma a Marujá, noi invece andiamo fino all'Enseada das baleias, verso la punta sud dell'isola, venti minuti ancora. Di nuovo: quattordici ore di volo da Alghero a Roma, da Roma a Zurigo, da Zurigo a San Paolo; cinque ore di autobus da San Paolo a Cananeia; un'ora e mezza di barchetta con Arnoldo da Cananeia all'Ilha do Cardoso e venti minuti ancora. Arnoldo sorride - siamo quasi arrivati - e sorride anche Julia, con una bavetta di pioggia che le pende dalle labbra. Sorridono tutti. Anch'io sorrido, e anche questa hippie paulista seduta davanti a me, vila madalena total, che era con noi sull'autobus e deve raggiungere i suoi amici fricchettoni. ("Il boto è bravo, è do bem, non fa male a nessuno, te l'ho detto, è come i delfini").
È stato lì, tra i rami degli alberi a pelo d'acqua e la mantellina di Arnoldo, che mi è apparso Max Pezzali. Max Pezzali in concerto a Castelsardo il 31 Dicembre. Gente di tutte le età che accorre da ogni parte dell'isola per festeggiare l'anno nuovo. Perchè lui sì, lui sì che ci unisce tutti. E io qui, a sud dell'equatore e sotto un muro di pioggia fine fine. A cercare pesci buffi e grassi che sembrano delfini.

martedì 13 gennaio 2009

Charlton Heston e Il tizio che lavora in segreteria

- Allora prof, ci sono cose urgenti che devo sbrigare in segreteria? Che so, iscrizione alla facoltà, iscrizione ai corsi? Insomma, queste robe burocratiche che di solito scadono in fretta e io magari manco me ne accorgo. Ho visto sul sito del dipartimento che gli alunni speciali devono immatricolarsi ai corsi entro il 16 Gennaio. Ma io sono un alunno speciale? Cos'è poi un alunno speciale?

- No, tu non sei alunno speciale, tranquillo. Quelli sono altri di altri corsi, di altri dipartimenti, altra roba. Ancora c'è tempo, non preoccuparti. Tu fai una cosa, passa all'ufficio "dottorati" da Regina e parla con lei, dille che sei arrivato, vedi se è tutto apposto con i documenti.

- Ok, adesso vado. In realtà ci sarebbe una cosa che dovrei risolvere, se non subito, il prima possibile: la tessera della biblioteca.

- Eh già, per queste cose però dovresti informarti con Erica, che è la segretaria di qua, del Dipartimento di Linguistica. Solo che ora non c'è, è in ferie. Ma facci un salto lo stesso, è qui dietro e ci dovrebbero essere due ragazzi a sostituirla, Wilson e Ben Hur.

- Chi?

- Wilson e Ben Hur

- Ben Hur??

- Eh sì, è il suo nome vero, si chiama così.

Ben Hur non c'era in segreteria. Peccato, non vedo l'ora di incontrarlo.