mercoledì 14 gennaio 2009

Io, il boto e Max Pezzali (il mio primo capodanno tropicale - parte 1)











Julia strizza gli occhi e continua a sputare la pioggia che ci cade addosso da più di venti minuti. ("Dicono che il tragitto in barca verso l'Ilha do Cardoso sia bellissimo e che il fiume in gennaio è pieno di botos").
Io stringo le spalle e abbasso la testa, guardo l'orologio che proteggo con cura tra le cosce e manca ancora un'ora e dieci. Penso: quattordici ore di volo da Alghero a Roma, da Roma a Zurigo, da Zurigo a San Paolo; cinque ore di autobus da San Paolo a Cananeia; un'ora e mezza di barchetta con Arnoldo da Cananeia all'Ilha do Cardoso, risalendo il fiume fine in fondo.
Arnoldo se ne frega della pioggia. Prima di partire ha detto che il tempo era a posto, che non faceva nessuno sconto, che erano 60 reais o ce ne potevano restare a Cananeia fino alla mattina, quando partiva la balsa. Ha coperto i nostri zaini a prua con un telone rosso e ha indossato una mantellina di nylon con un cappuccio. Neanche si è tolto gli occhiali da sole. Mi è venuta in mente mia madre, l'inverno in Sardegna, la maglietta della salute. E poi la mamma di Arnoldo piccolo che urla - Arnoldo, oggi piove, portati la mantellina di nylon - questo devono dire le mamme di qua ai loro figli che se ne vanno in giro tra i cunicoli del fiume, con i robali, le arare e i cormorani. ("Il boto è una specie di delfino che vive nelle foci, tra mari e fiumi, un pò più piccolo e un pò più grasso a dire il vero. Ce n'è pure uno rosa, ma solo in Amazzonia").
Mi piove sul collo e quando la barca sbatte sulle onde mi arriva l'acqua sui piedi. Io l'ho cercato il boto, su wikipedia. Ero ancora a Sassari, seduto sul divano, con un bicchiere di vino sul tavolo e il mac sulle gambe. Ho visto pure qualche foto. Botos grigi e grassocci che saltavano e si rincorrevano tra gli schizzi e le foglie verdi galleggianti. Ora, io ho paura dell'aereo, e questo ha molto a che vedere con il boto. Quando si accendeva la spia delle cinture di sicurezza pensavo alle foto che avrei fatto ai botos dell'Ilha do Cardoso. ("Si si, facciamo un sacco di foto"). Una girandola di tempi e diaframmi mi attraversava la fronte. Precipitavo tra le prospettive. ("E poi prendiamo il sole in barca, ci abbronziamo e facciamo altre foto").
Mi si è bagnato l'orologio e ho le lenti tutte appiccicate. Quasi non ci vedo più. La pioggia è fitta e sottile. Mi giro e guardo la tizia seduta accanto a me. Sorride. Ha i capelli neri e ricci incollati sulle tempie. È giornalista, ha 26 anni e lavora all'"Estado de São Paulo" e anche lei ha dato i 60 reais ad Arnoldo. Va a passare il Capodanno con i genitori, che però sono già là e hanno fatto un viaggio bellissimo sotto il sole. Lei si ferma a Marujá, noi invece andiamo fino all'Enseada das baleias, verso la punta sud dell'isola, venti minuti ancora. Di nuovo: quattordici ore di volo da Alghero a Roma, da Roma a Zurigo, da Zurigo a San Paolo; cinque ore di autobus da San Paolo a Cananeia; un'ora e mezza di barchetta con Arnoldo da Cananeia all'Ilha do Cardoso e venti minuti ancora. Arnoldo sorride - siamo quasi arrivati - e sorride anche Julia, con una bavetta di pioggia che le pende dalle labbra. Sorridono tutti. Anch'io sorrido, e anche questa hippie paulista seduta davanti a me, vila madalena total, che era con noi sull'autobus e deve raggiungere i suoi amici fricchettoni. ("Il boto è bravo, è do bem, non fa male a nessuno, te l'ho detto, è come i delfini").
È stato lì, tra i rami degli alberi a pelo d'acqua e la mantellina di Arnoldo, che mi è apparso Max Pezzali. Max Pezzali in concerto a Castelsardo il 31 Dicembre. Gente di tutte le età che accorre da ogni parte dell'isola per festeggiare l'anno nuovo. Perchè lui sì, lui sì che ci unisce tutti. E io qui, a sud dell'equatore e sotto un muro di pioggia fine fine. A cercare pesci buffi e grassi che sembrano delfini.